18 Maggio 2017

Succhiamento del dito e del ciuccio: perchè avviene e come rimediare

di Redazione

Succhiamento ciuccio dito

Quando vedono protrarsi l’abitudine al succhiamento del dito e del ciuccio, i genitori si pongono normalmente alcune domande:

“Mio figlio continua a succhiarsi il dito, devo fare qualcosa?”
”Ho provato di tutto ma non riesco a farlo smettere!! “
“Se insisto a levargli il ciuccio, posso creare qualche trauma o indurre comportamenti errati?”
“Il succhiamento può determinare alterazioni dei denti?”
”A che età è consigliabile smettere di succhiare?”

I genitori a volte sono preoccupati perché temono che possa nascondere una insicurezza emotiva o causare problemi di relazione. In realtà il fenomeno del succhiamento del dito e del ciuccio ha molte sfaccettature ed è importante capire quando un’abitudine gratificante e consolatoria, si trasforma in un vizio preoccupante.

Ma cos’è il succhiamento?

Il succhiamento è uno dei primi riflessi che si sviluppa alla nascita ed è fondamentale per la sopravvivenza e l’allattamento. Succhiando il bambino si nutre, prova una sensazione di benessere, di calma e di conforto. L’allattamento al seno è da preferire rispetto al biberon, perché induce uno stimolo più fisiologico sullo sviluppo delle funzioni orali: la mandibola protrude maggiormente, la lingua esercita una forza più intensa, le labbra sviluppano una maggiore tonicità. Il neonato riveste quindi un ruolo più “attivo” rispetto a quello assunto con l’utilizzo biberon, da cui il latte fuoriesce più facilmente, rallentando la fisiologica stimolazione della muscolatura periorale.

Perché si parla di succhiamento non nutritivo?

Il neonato, quando non è allattato, trova nel “succhiamento non nutritivo” del dito o del ciuccio una continuazione del piacere provato proprio durante l’allattamento. In alcune fasi della vita può essere anche considerato “normale” perché alcune statistiche parlano di un’incidenza che va dal 13% al 90%, con una prevalenza maggiore nelle bambine. A volte, il succhiamento del dito inizia dopo i primi mesi di vita, perché i gesti non sono ancora coordinati; solo dopo il terzo mese il neonato scopre le mani, riesce a portarle alla bocca… ed il dito diventa una forma di gratificazione sempre a disposizione.
Anche il succhiamento del ciuccio è appagante e gratificante, ma dovrebbe essere dato solo quando l’allattamento al seno è consolidato, in modo da non interferire con un corretto apprendimento del riflesso nutritivo. D’altra parte, sembra che l’uso del ciuccio regolarizzi la respirazione ed il battito cardiaco e riduca eventuali rischi di apnea. E’ importante però ricordare di non intingerlo nello zucchero e nel miele: se questo aiuterà il bambino a calmarsi più rapidamente perché succhierà con maggiore avidità, il contatto degli zuccheri sui denti favorirà l’azione dei batteri che inducono la carie, che durante la notte potranno agire indisturbati!

Quando allora iniziare a preoccuparsi?

Non tutti i casi sono uguali, poiché gli effetti del succhiamento del ciuccio e del dito rivestono diverse aree legate allo sviluppo psico-emotivo ed oro-facciale. Tali effetti dipendono da:

• La frequenza del succhiamento
• La durata
• L’intensità
• Il rapporto tra le arcate
• La direzione ed il tipo di forza esercitata
• Lo sviluppo psico-fisico del bambino

Ci sono dei bambini, che succhiano solo per addormentarsi, e quelli che lo fanno per tutta la notte, bambini che appoggiano semplicemente il dito o il ciuccio in bocca e quelli che voracemente lo trattengono ed è quasi impossibile sottrarglielo mentre dormono. Quelli che inseriscono solo una falange e quelli che premono con forza sul palato.
Ci sono situazioni scheletriche che possono amplificare le conseguenze negative, legate al protrarsi di questa abitudine. Ci sono bambini che iniziano a succhiare quando ancora devono nascere e quelli che cominciano a succhiare tardivamente, imitando un amico all’asilo: ognuno di questi casi ha implicazioni diverse!

Quali sono gli effetti negativi del succhiamento del dito e del ciuccio?

Il ciuccio ed il dito possono applicare sui denti delle forze, che, se protratte per un tempo prolungato, modellano le arcate e spostano i denti, allo stesso modo di un apparecchio ortodontico. Ecco quindi che gli incisivi superiori si possono spostare in fuori, quelli inferiori inclinarsi indietro e si può osservare tra i denti uno spazio che ha esattamente la forma e le dimensioni del ciuccio o del dito (morso aperto).
Se l’arcata superiore diventa molto stretta, soprattutto nella parte anteriore, assume una forma che non corrisponde più a quella dell’arcata inferiore che, per trovare una posizione di chiusura stabile, scivola di lato in modo deviato ed asimmetrico (morso incrociato).
Durante i primi anni di vita, la posizione della lingua cambia fisiologicamente. All’inizio spinge in avanti per garantire la suzione, ma successivamente, con l’avvento dei denti e l’acquisizione di una dieta più solida, durante la deglutizione, si posiziona verso l’alto in modo da permettere la chiusura dei denti e il sigillo delle labbra. Ma se i denti anteriori non chiudono, è la lingua che deve garantire il sigillo della bocca, continuando a mantenere una posizione bassa ed una spinta verso l’avanti. La deglutizione non è più fisiologica ma “atipica”. Si può quindi instaurare un circolo vizioso: quando non c’è il dito è la lingua che continua a spingere i denti in fuori, determinando un quadro di immaturità della muscolatura periorale.

Come intervenire?

Innanzitutto non preoccuparsi troppo, la maggior parte delle volte, il bambino interrompe, in modo autonomo o con il sostegno dei genitori, il succhiamento del ciuccio attorno ai 3 anni e quello del dito attorno ai 4-5. Questo succede quando apprende altri metodi per calmarsi e gestire le proprie emozioni. In genere, a questa età, gli effetti negativi indotti a livello dentale, tendono ad autocorreggersi. Qualora il bambino continuasse a succhiare, l’ortodontista o una terza figura esterna alle dinamiche famigliari, può rivestire un ruolo importante.
Esiste una regola fondamentale: per indurre il bambino a smettere di succhiare deve essere il bambino stesso a volerlo. Se non ha maturato ed interiorizzato questo desiderio è bene aspettare, senza rimproverarlo o assillarlo troppo. Se invece lo desidera, è importante aiutarlo e sostenerlo per raggiungere il traguardo con diversi mezzi, iniziando con un approccio cognitivo-comportamentale che prevede:

• Spiegazioni adatte all’età sugli effetti del succhiamento
• Oggetti “reminder”: una calza, un cerotto, un nastro scelti dal bambino per aiutarlo a ricordare di togliere il dito quando il riflesso acquisito lo induce a metterlo in bocca
• Rinforzi positivi: può essere importante lodarlo e gratificarlo tutte le volte che riesce a non succhiare

L’utilizzo di apparecchiature ortodontiche, quali griglie o archi palatali, deve essere preso in considerazione solo nei casi in cui le strategie precedenti falliscano. Non deve essere considerato un metodo coercitivo, ma un sostegno per togliere le interferenze che impediscono uno sviluppo armonico delle arcate dentali.
L’ortodontista mette quindi il paziente al centro, identificando il problema dentale e le diverse implicazioni ad esso sottese, per scegliere insieme ai genitori la strategia migliore per ogni caso.

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