18 aprile 2018

Ortodonzia intercettiva e seconda fase di trattamento: quando servono?

di Redazione

ortodonzia intercettiva

Non è infrequente che su alcune malocclusioni dentali si debba intervenire con un trattamento ortodontico suddiviso in più fasi, intervallate da periodi di osservazione.
Generalmente si tratta di malocclusioni in cui una problematica scheletrica si accompagna ad una problematica dentale.
Diventa quindi in questi casi fondamentale un’approfondita diagnosi iniziale, seguita da un’accurata pianificazione degli stadi di trattamento per indirizzare i tempi di intervento in base allo sviluppo dentale e scheletrico di ogni singolo paziente.

Trattamento intercettivo (ortodonzia intercettiva)

La prima fase di cura, anche detta “trattamento intercettivo” (ortodonzia intercettiva), affronta problematiche prevalentemente di tipo ortopedico e funzionale, andando ad intercettare pericolose abitudini viziate, modulando la crescita dei mascellari e guidando l’eruzione dei denti permanenti.
Il trattamento può avere inizio tra i 6 e i 9 anni e vuole creare i presupposti per uno sviluppo più armonico e le condizioni per un trattamento successivo più facile e veloce.

Trattamento ortodontico

La seconda fase, invece, anche detta “trattamento ortodontico“, ha generalmente inizio durante il completamento della permuta e a crescita quasi ultimata, per finalizzare la terapia intercettiva, assicurando che ogni dente definitivo sia ben allineato e correttamente intercuspidato con il suo antagonista, in modo da ottenere una occlusione stabile e funzionale nel tempo.

Alcuni esempi…
  • Un esempio classico è rappresentato dal cosiddetto “palato ristretto“; un difetto scheletrico, molto frequente, che si traduce anche in una carenza dello spazio, necessario all’avanzare della permuta dentaria nell’arcata superiore.
    In tale situazione una prima fase di cura, che definiremo ortopedica, sarà finalizzata proprio all’espansione del palato ed al reperimento dello spazio necessario al completamento della permuta.
    Risulterà pertanto chiaro, come questa fase di trattamento rappresenti un prerequisito senza il quale una eventuale “seconda fase di trattamento ortodontico” sarebbe estremamente più complessa o addirittura impossibile.
  • Un altro esempio classico di ortodonzia intercettiva si ha nel caso dell’inversione anteriore del morso in dentatura decidua, tecnicamente definita “classe III”, quando cioè gli incisivi inferiori chiudono al davanti dei superiori. Questa malocclusione, a forte componente scheletrica su base ereditaria, può beneficiare di un approccio ortopedico molto precoce, cui non infrequentemente seguirà un secondo approccio in dentatura permanente e/o al termine della crescita scheletrica.
Perché una seconda fase di trattamento?

Stabiliti obiettivi e limiti di una prima fase di cura, ne discende che soltanto quando la permuta dentaria sarà completata, od in alcuni casi anche quando la crescita scheletrica del paziente sarà anch’essa completata, sarà possibile sottoporlo ad una rivalutazione completa.
Sarà infatti questa, in linea con le eventuali richieste del paziente, a stabilire necessità e modalità di una seconda fase di trattamento. Nelle situazioni più frequenti l’obiettivo di questa seconda fase sarà quello di rifinire la posizione dei denti permanenti che, grazie alla prima fase, avranno avuto la possibilità di venir fuori anche se in posizione non perfettamente allineata, mentre in una minoranza di casi si tratterà di ridare equilibrio a severe discrepanze che hanno interessato le ossa della faccia e questi sono i casi in cui soltanto un approccio combinato ortodontico e chirurgico potrà offrire risposte adeguate.

E’ possibile accontentarsi della prima fase di trattamento?

Le malocclusioni quasi mai hanno soltanto un’implicazione estetica ed in questi rari casi la risposta dovrebbe essere esclusiva prerogativa del paziente o dei suoi genitori in caso di bambini.
Molto spesso però le malocclusioni comportano anche alterazioni della funzione masticatoria, possono rendere particolarmente difficoltose le corrette manovre di igiene orale domiciliare o possono determinare disturbi associati quali cefalee, dolori e rumori nella regione delle orecchie o dolori al collo.
Nel caso in cui il professionista ravvedesse tali quadri sarà suo compito consigliare per il meglio il paziente a cui comunque spetterà la decisione finale.

Dott.ssa Raffaella Lecchi
Esperto in Ortodonzia Face Xp

 

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