24 Gennaio 2017

Occlusione dentale: come natura insegna

di Redazione

Occlusione dentale

Quando in odontoiatria si parla di occlusione dentale ci si riferisce alla relazione che i denti dell’arcata superiore ed inferiore assumono quando entrano in contatto funzionale. Tuttavia, durante la valutazione del rapporto tra i denti, è importante fare anche una valutazione dinamica; cioè capire come i denti interagiscono durante la masticazione, la respirazione, la deglutizione, la fonazione e la parafunzione.

Occlusione dentale ideale

Nel corso degli anni, molti ortodontisti hanno cercato di fornire ai dentisti la descrizione di una occlusione dentale teoricamente ideale. Attorno agli anni ’20, il primo a proporre una classificazione, che ancora oggi porta il suo nome, è stato Edward Angle. Negli anni 70-80, L.F. Andrews realizzò un famoso studio su 120 modelli di soggetti con un sorriso “naturale”:

1.  Non trattati ortodonticamente
2.  I cui denti erano ben posizionati e piacevoli da vedersi
3.  Con un’occlusione che si era mantenuta bene nel tempo e poteva considerarsi in linea di massima corretta
4.  Che non avrebbero avuto alcun beneficio da un trattamento ortodontico.

Furono identificate le principali caratteristiche della occlusione dentale ideale (dette anche “le 6 chiavi dell’occlusione”). Queste 6 caratteristiche, che definiscono in modo preciso la posizione e la inclinazione di ogni dente, hanno avuto il pregio di cercare di descrivere come la natura ha pensato se stessa: in perfetto equilibrio, per lavorare in modo bilanciato, con il massimo del beneficio funzionale ed estetico. Queste caratteristiche, hanno rappresentato un punto di riferimento importante per programmare gli interventi terapeutici e per realizzare apparecchiature che rendessero più agevole il trattamento.

La malocclusione (“mal-occlusione”) rappresenta quindi una deviazione dall’occlusione ideale.
Tuttavia questo non è ancora sufficiente per dire se c’è un problema funzionale o estetico.
Solo una valutazione più ampia, che prende in esame diversi fattori funzionali e i rapporti spaziali tra le basi ossee (mascellari) può consentire la diagnosi di malocclusione non funzionale.

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