23 marzo 2018

Denti del giudizio: quando diventano un problema?

di Redazione

Denti del giudizio

La maggior parte delle persone si trova, prima o poi, a dover affrontare il problema relativo ai denti del giudizio.
I denti del giudizio sono presenti infatti in circa l’80% degli individui e si calcola che nel 20% dei casi possano dare origine a complicanze. Una recente ricerca statistica, ha contato che in Gran Bretagna vengono eseguite circa 70.000 estrazioni dei denti del giudizio l’anno, con un notevole impatto sul numero di ore di assenza dal lavoro.

Il dente del giudizio o terzo molare fa la sua comparsa nella bocca generalmente tra i 17 e i 26 anni. E’ l’ultimo dei 3 molari ad erompere, dopo il primo molare che erompe a circa 6 anni e il secondo molare che erompe a circa 12 anni. Normalmente la sua posizione è dietro il secondo molare e, se erompe in modo corretto, può contribuire alla masticazione.
In termini evolutivi, la funzione dei denti del giudizio ha assunto minor importanza: i nostri antenati masticavano cibi duri e non cotti, l’attività muscolare della masticazione era molto più elevata e questo sviluppava arcate più ampie e robuste dove trovava spazio il 3° molare. L’avvento di cibi cotti e morbidi ha modificato lo sviluppo delle arcate dentali rendendo, a volte, difficile l’eruzione del 3° molare.

Nel 20% delle persone che hanno i denti del giudizio lo spazio per l’eruzione è insufficiente. Frequentemente l’eruzione fallisce o è parziale ed il dente quasi si “scontra” o si “incastra“ contro il secondo molare che funge da blocco e impedisce il corretto tragitto di eruzione. A volte è l’asse di crescita del dente ad essere anomalo ed il dente inferiore può disporsi in posizione orizzontale e quello superiore erompere contro la guancia.

Ecco quindi che si possono verificare diverse situazioni che possono dare origine a complicazioni:

  • Il dente è incluso totalmente nell’osso. Spesso questa situazione è asintomatica, il paziente viene a scoprire di avere un dente incluso nell’osso da una radiografia. Nel caso, Il dente dovrà essere controllato periodicamente con una radiografia. Si valuterà l’estrazione del dente del giudizio, prima di una terapia ortodontica che prevede lo spostamento indietro del secondo molare o se è presente una cisti intorno al dente (una cisti chiamata follicolare che, ingrandendosi per la presenza di liquido, erode l’osso e preme sulle strutture circostanti)
  • Il dente è parzialmente incluso ed è coperto da gengiva. Questa situazione a volte è sintomatica. I batteri del cavo orale, penetrano sotto-gengiva e provocano gonfiore e dolore. La vicinanza con la radice o la corona del secondo molare possono provocare un danno all’osso (danno parodontale) o carie della corona o della radice del 2° molare. Per la frequente presenza di batteri responsabili della malattia parodontale nella tasca gengivale che possono portare danno alla gengiva di altri denti, si consiglia in ogni caso l’estrazione del dente del giudizio.
  • Il dente spunta parzialmente dalla gengiva. La situazione è simile alla precedente. La gengiva si può infiammare, gonfiare, essere dolente, il dente può cariarsi perché non si riesce a tenere pulito.
  • Il dente è spuntato ma la sua posizione scorretta lede le guance o la lingua, rende difficile avere una igiene corretta.
  • Il dente può assumere una morfologia complessa: a volte, per mancanza di spazio, il dente si trova compresso tra il molare adiacente e l’osso mandibolare. Durante lo sviluppo, a seguito della mancanza di spazio, le radici non si sviluppano in modo rettilineo ma possono acquisire una forma uncinata. Il dente può inoltre assumere rapporti di contiguità con il nervo alveolare inferiore (ramo del trigemino) che di solito passa più in basso rispetto al dente. Entrambi questi eventi rendono più complessa l’estrazione.
Come si decide se estrarre un dente del giudizio?

Ogni caso richiede una risposta individuale, che deve essere discussa con il proprio odontoiatra di fiducia, che spesso si avvale di adeguate indagini radiografiche per stabilire forma, dimensione del dente e analizzare i rapporti con le strutture circostanti.
In alcuni casi può essere sufficiente una radiografia endorale o una ortopantomografia (opt) ma, nei casi più complessi puó essere necessaria una Tac per avere una visione tridimensionale dell’anatomia del dente. Solo dopo aver eseguito un attento esame clinico e aver valutato gli aspetti radiografici l’odontoiatra sarà in grado di consigliare l’iter terapeutico più adeguato.

Dott. Corrado Moro
Esperto in Ortodonzia Face Xp

Dott.ssa Paola Polacco
Esperto in Ortodonzia Face Xp

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