10 Mai 2017

Come agire in presenza di disfunzioni dell’apparato masticatorio

di Redazione

Come agire in presenza di disfunzioni dell’apparato masticatorio?

Il corretto approccio diagnostico in questo ambito è fondamentale e prevede, oltre ad una visita molto mirata, sofisticate indagini per immagini come la risonanza magnetica nucleare (RMN) e la moderna tomografia computerizzata a raggio conico (CBCT), una nuova forma di TAC a basso dosaggio nata espressamente per finalità odontoiatriche.
Inoltre è possibile, grazie ad appositi simulatori detti “articolatori”, riprodurre con buona approssimazione i contatti dentali dello specifico paziente ed i suoi movimenti mandibolari, il che consente al professionista di comprendere esattamente quali anomalie dentarie possano fungere da grilletto e far scattare la sintomatologia.

Uso del bite

Raggiunta la diagnosi, il primo passo terapeutico è generalmente costituito dall’ uso del bite eventualmente associato a fisioterapia specifica.
Il termine “bite“ è purtroppo un termine estremamente generico dietro al quale si nasconde una moltitudine di apparecchi ortodontici; volendo generalizzare si potrebbe dire che la funzione del bite è quella di ingannare il sistema, di far finta che tutto sia a posto, che tutti i denti contattino contemporaneamente mentre le due ATM (articolazioni temporo mandibolari) sono perfettamente posizionate così che i muscoli possano rilassarsi. Mi piace paragonarlo ad un occhiale, e come questo vicaria qualcosa che è andato perduto consentendo al paziente una nuova normalità. E’ ovvio che, come l’occhiale, la sua realizzazione deve essere perfettamente modellata sullo specifico paziente, come pure la sua efficacia è strettamente connessa al suo utilizzo, la cui interruzione quindi si accompagna alla ricomparsa dei sintomi. Fortunatamente, mentre l’occhiale va indossato durante il giorno, il bite, in virtù di quanto spiegato prima, va indossato più che altro la notte e quindi il suo prolungato utilizzo può facilmente coesistere con una normale vita di relazione.

Inoltre, in alcuni casi fortunati, dopo avere assistito alla scomparsa della sintomatologia ed avere identificato con precisione le anomalie dentarie che la innescano, è possibile apportare delle modifiche alla dentatura che consentano di rinunciare all’ uso del bite.
Questa fase terapeutica, che nel suo insieme definiamo “finalizzazione” può andare da qualche modesta ma mirata “limatura” di alcuni denti (molaggio selettivo), alla rimodellazione della superficie masticante di altri, fino alla ricostruzione di tutti i denti, cioè dell’intero tavolato occlusale.
Naturalmente trattandosi di procedure estremamente diverse quanto a complessità e costi sarà soltanto da un serrato confronto tra paziente e professionista che sarà possibile trovare la giusta soluzione ad ogni specifica situazione.

Il percorso formativo dei professionisti Face XP è particolarmente attento a queste problematiche così che qualsiasi trattamento ortodontico, anche dettato da mere istanze estetiche, viene sempre interpretato e condotto nel pieno rispetto della funzionalità dell’apparato stomatognatico (masticatorio) ed anzi mirato alla sua massima espressione.
Il costante aggiornamento condiviso consente loro di intercettare le più moderne conquiste sia in ambito diagnostico che terapeutico con conseguente offerta di un servizio sempre il linea con il progresso scientifico.

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