Le interviste di Face Xp: Dott. Massimo Venezian

di Redazione

Uno dei valori della vostra associazione è la trasparenza nella relazione di cura con il paziente.
In che modo lei e il suo studio impostate un rapporto trasparente di cura con il paziente e con la sua famiglia quando necessario?

La “mission” del nostro studio recita, tra le altre cose: ”…fornire informazioni, il più trasparenti possibili, godere dei risultati e della soddisfazione data ai nostri pazienti e alle loro famiglie…”
traduco, in pratica, questa dichiarazione d’intenti partendo dalla diagnosi, e per questo spieghiamo ai nostri pazienti che raccogliamo tutta una serie d’informazioni che ci vengono date dalle radiografie, ma non solo, dalle foto, intraorali e del viso, dalla presa delle impronte e dal loro montaggio in articolatore. Ci appoggiamo a dei centri radiologici della zona specializzati in radiologia odontoiatrica e che utilizzano macchine sempre ben settate e di ultima generazione, oltre che del nostro laboratorio ortodontico di fiducia che è la Uniontech (sede di Vicenza).
Al paziente dedichiamo un primo appuntamento, di circa 40 minuti, dove raccogliamo tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno, che chiamiamo “records diagnostici”. In un secondo appuntamento – detto consultazione – ci incontriamo con il paziente (o i genitori dello stesso) dove spieghiamo dettagliatamente i problemi emersi e le soluzioni che pensiamo di adottare nel caso specifico. In questo secondo incontro discuto di tutti gli aspetti del trattamento, da quelli clinici a quelli organizzativi ed economici in modo che tutte le informazioni siano chiare e conosciute al nostro paziente. Consegno una cartellina, dove oltre a materiale relativo allo studio del caso forniamo, il preventivo, le opzioni di pagamento, il consenso informato generale e specifico e un contratto dove illustriamo le modalità discusse in consultazione.
Durante il trattamento teniamo costantemente informato il paziente (o i genitori) dell’andamento del caso, anche con incontri appositamente fissati per spiegare il punto della situazione ed eventuali scostamenti rispetto al piano originale.

Il paziente al centro è uno dei grandi temi della sanità. Nel 2001 l’Institute Of Medicine ha decretato i criteri che la medicina con l’approccio del paziente al centro deve avere.
Quanto è importante per voi e in che modo coinvolgete il paziente per renderlo responsabilmente partecipe alla cura?

Per me è un aspetto fondamentale rendere il paziente consapevole e responsabile della cura. In medicina come in odontoiatria e in particolare in ortodonzia abbiamo bisogno di un paziente responsabile sia in termini di collaborazione (nell’igiene, nel portare ausiliari ecc…) che di compressione degli obiettivi e degli eventuali limiti della terapia, soprattutto quando abbiamo a che fare con un “trattamento limitato”, oppure, con un trattamento multidisciplinare.
E’ un obiettivo impegnativo da raggiungere, perché il paziente a volte fatica ad accettare la sua parte di responsabilità nella gestione del trattamento. Essere trasparenti può non essere la scelta più facile ma sicuramente è quella più etica. Pensiamo quanto sia più facile dire a un paziente che lo si tratta salvaguardando l’intera dentatura, piuttosto che spiegargli la necessità e l’indicazione a una o più estrazioni e perché farle.
Paziente al centro vuol dire anche al centro dell’organizzazione dello studio e al centro c’è necessità che il paziente collabori, sia preciso negli appuntamenti per lo svolgimento ottimale della sua cura, affinché ogni singolo paziente che si rivolge al nostro studio possa essere al centro della nostra organizzazione.

Il valore del sorriso è ormai noto, sia dal punto di vista funzionale (una corretta masticazione influisce direttamente sulla digestione e sugli equilibri muscolari e sulla salute dell’articolazione temporo-mandibolare) che dal punto di vista psicologico (il sorriso è la distanza più breve tra le persone).
Come si stabilisce il livello di complessità di un caso ortodontico?

Non è mai facile stabilire la complessità di un caso ortodontico. Un trattamento di un caso di severo affollamento con estrazioni può essere più facile che la risoluzione di un caso di prima classe con morso profondo. Inoltre il giudizio può essere fortemente influenzato dalla capacità ed esperienza del clinico.
Ad aiutarci in termini di obiettività ci soccorre ABO Discrepancy Index che ci permette di attribuire un determinato punteggio per ogni caratteristica anatomica rilevante per la malocclusione. Questo ci permette una corretta stadiazione della malocclusione stessa, utile anche nella gestione delle controversie mediche legali e anche nella formulazione dei preventivi.
Tutto ciò corredato da una documentazione puntuale e precisa. Il confronto con gli altri membri del nostro team, che si occupano di aspetti diversi e specifici del trattamento odontoiatrico – coadiuvati a volte da professionisti esterni, come fisioterapisti, chirurghi maxillo facciali di assoluto valore ed esperienza – ci consente di proporre trattamenti orientati all’eccellenza a più livelli.

Un tratto che vi accomuna è il network multidisciplinare. A prescindere che esercitiate nei vostri studi o in consulenza presso altri professionisti, ogni socio Face conta su una rete di professionisti che interagiscono e si coordinano per il bene del paziente, affinché tutti gli aspetti di salute siano presi adeguatamente in carico e risolti contemporaneamente.
Quali sono i tratti distintivi dei professionisti Face Xp?

Il professionista Face Xp si contraddistingue soprattutto per il suo know how e per la mission di essere il più trasparente possibile verso il paziente.
Tutte le informazioni, i protocolli clinici e organizzativi, i materiali e mezzi che nel corso di questi ultimi 10 anni e più ho imparato a conoscere e a utilizzare, frequentando il Dr Cocconi e tutti gli altri membri di Face Xp, costituiscono il mio bagaglio professionale.
Tutto questo è tradotto in pratica, personalizzando il trattamento sulle esigenze funzionali ed estetiche di ogni singolo paziente.
Per noi del gruppo Face, un trattamento di una „seconda classe“ ad esempio, si sviluppa in base alle caratteristiche di quest’ultima e impone delle scelte terapeutiche specifiche guidate dall’estetica del viso e non dalla sola occlusione. Per questo rileviamo una documentazione puntuale e attenta sia prima che dopo, ma anche durante il trattamento stesso.
Mi avvalgo della collaborazione di centri radiologici privati con macchine di ultima generazione sempre aggiornate. Utilizzando poi software specifici riusciamo ad elaborare l’immagine del paziente in 3D. In alcuni casi particolari i dati del paziente, previa autorizzazione, vengono inviati ad un team di radiologi americani specializzati nella radiologia ortodontica e odontoiatrica, i quali ,sulla base di un mio specifico quesito, mi inviano un report molto dettagliato della situazione delle articolazioni temporo-mandibolari rilevata dalle immagini del 3D del paziente.

Oltre a questo, ormai da alcuni anni utilizzo sistemi di ancoraggio, posizionati con tecniche guidate per rendere efficaci e efficienti alcuni tipi di trattamento. Lo stesso software che utilizzo per la chirurgia guidata, lo utilizzo per lo spostamento chirurgico delle basi ossee simulando, con il chirurgo maxillo facciale, l’intervento che si andrà a fare nei casi di trattamento ortodontico chirurgico.
In tutti i nostri casi ortodontici utilizziamo sistemi di bandaggio (cioè posizionamento dell’apparecchio) indiretti che ci garantiscono maggiore precisione e più efficacia nel posizionamento dei brackets (quegli elementi, generalmente metallici, ma anche di ceramica, che traferiscono la forza esercitata dall’arco ortodontico al dente al quale sono applicati).
Un aspetto peculiare della nostra tecnica è il montaggio in articolatore, un simulatore della bocca che da una miglior precisione nel determinare la posizione iniziale della mandibola e quindi, nel “ battezzare” con maggior accuratezza il caso.
Questo strumento di uso quotidiano è associato anche all’utilizzo di un altro strumento simile chiamato CPI. Quest’ultimo ci permette di quantificare in termini assoluti la differenza che passa tra l’occlusione che vediamo direttamente in bocca del paziente quando stringe i denti e quella che osserviamo tra i modelli montati in articolatore.
Oltre a questi strumenti la sistematica prevede un altro elemento, che è l’assiografo. Esso ci permette di settare l’articolatore in modo individualizzato sulle caratteristiche proprie del paziente. L’assiografo viene utilizzato nei casi più difficili che richiedono ricostruzioni particolari e molto estese.
Oggi che la digitalizzazione è quotidianamente presente è possibile far fare al tecnico un set up digitale, per la produzione di modelli prototipati (cioè prodotti da una stampate) da utilizzare come guida per la costruzione di archi o come guida per il trattamento stesso nei casi di preparazione pre-chirurgica.
Utilizzo anche tecniche di pre-visualizzazione, attraverso l’uso dello “smile design” che mi permette, ad esempio nei casi di agenesia (cioè la mancanza di uno o più denti permanenti) di vedere come saranno le ricostruzioni che dovremmo pianificare nella bocca del nostro paziente, oppure, nei casi in cui ci siano delle alterazioni di dimensione dei denti.

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