28 April 2017

Apparato masticatorio: quando funziona bene?

di Redazione

In medicina si definisce “apparato” un insieme di più organi che concorrono ad una stessa funzione.

Apparato masticatorio

L’ apparato masticatorio o stomatognatico (dal greco “stoma” bocca e “gnatos” – mascella) è costituito dall’insieme di mascellare superiore ed inferiore (mandibola), lingua, guance, denti, articolazioni temporo-mandibolari, poste proprio davanti le orecchie (ATM) più tutti i muscoli preposti ai loro movimenti coordinati e, ovviamente, vasi sanguigni e nervi.

Le funzioni dell’ apparato stomatognatico (ASG) sono numerose e fondamentali per l’uomo, essendo coinvolto nella fonazione, respirazione, masticazione e deglutizione.
Il sistema è altamente complesso, perché basato sul funzionamento simultaneo di due articolazioni indipendenti (in realtà quattro perché ciascuna è costituita da due comparti separati), numerosi muscoli e un numero di elementi dentari variabile da paziente a paziente. Esso è inoltre sensibile ad influenze da parte del sistema nervoso centrale (stress) nonché di fattori esterni come il freddo.

Come tutti gli altri organi ed apparati del corpo umano, quando l’ apparato masticatorio è in perfetto equilibrio funzionale non dà alcun segno di sé, non suscita alcun disturbo (sintomo) e non presenta alcuna evidenza negativa (segno) agli occhi di un osservatore qualificato, cioè al dentista.
Per darne un’idea complessiva del funzionamento, iniziamo col suddividere grossolanamente le componenti dell’apparato stomatognatico in tre grandi gruppi:

• l’insieme dei denti (la dentatura)
• le articolazioni temporo-mandibolari (ATM)
• i muscoli.

Affinché le tre componenti funzionino in armonia sotto il controllo del sistema nervoso centrale è necessario che a bocca chiusa tutti i denti tocchino contemporaneamente mentre le ATM si trovino nella posizione che per comodità definiremo “migliore”, così che anche i muscoli possano rilassarsi.
Considerando che i denti possono anche essere 32 e quasi mai sono perfettamente posizionati, appare ovvio che questa condizione risulti estremamente rara in natura. Eppure le patologie disfunzionali a carico dell’ apparato masticatorio sono piuttosto infrequenti in relazione al numero di persone il cui apparato non risponde ai requisiti suddetti. La ragione di tale apparente paradosso risiede nel fatto, ignoto alla maggior parte della popolazione, che i denti vanno in contatto piuttosto di rado durante il giorno; per l’esattezza soltanto durante la frazione di secondo che precede la deglutizione della saliva rimanendo il resto del giorno appena discosti. Viceversa, durante la notte, molte persone presentano un fenomeno che, nelle diverse declinazioni in cui può presentarsi, comporta sempre un eccesso di attività dei muscoli preposti ai movimenti della mandibola. Si tratta delle così dette “parafunzioni”, quali il serramento, il digrignamento ed il bruxismo.

Si può quindi dire che quasi nessuno presenta un apparato masticatorio morfologicamente perfetto e rispondente ai requisiti prima elencati, ma, se durante il giorno e soprattutto la notte, non va incontro a parafunzioni, generalmente rimane asintomatico per tutta la vita.
Questo spiega perché numerose persone si rivolgano stupite al dentista lamentando che “improvvisamente”, pur non essendo cambiato nulla nella loro bocca, hanno cominciato ad accusare una sintomatologia fastidiosissima sotto forma di dolenzia alle guance, cefalea, dolore alla nuca, dolori e/o rumori alle ATM (nella regione immediatamente davanti l’orecchio o dentro l’orecchio) e dolori ai denti dalle caratteristiche particolari. Tipico il caso di ragazzi che dalla scuola superiore sono transitati all’Università con conseguente aumento del carico di lavoro e dello stress connesso o giovani donne al primo figlio che impedisce loro di rilassarsi adeguatamente durante la notte.
Nel corso della visita il dentista può a sua volta evidenziare dei “segni” oggettivi delle suddette parafunzioni, come abrasioni dentali o mobilità anomala di alcuni denti, nonché dolori alla palpazione in aree precise. Fin qui la “scienza”.

Negli ultimi anni poi si è provato a trovare connessioni più ampie tra l’apparato stomatognatico e strutture esterne ad esso, come la colonna vertebrale, anche nelle sue componenti più basse o addirittura le gambe ed i piedi, dando vita ad una branca che indaga connessioni tra la bocca e la postura complessiva dell’individuo, attualmente soltanto supposte. Potrà trattarsi di un filone promettente ma, allo stato degli atti, le più importanti banche dati nazionali ed internazionali in ambito medico non riconoscono a questo approccio un adeguato supporto scientifico.

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