13 giugno 2018

Uso del bite nello sport

di Dr. Roberto Conte

Bite nello sport

Nell’articolo Paradenti o bite nello sport? abbiamo approfondito caratteristiche ed utilità del paradenti. Vediamo ora cos’è un bite e qual è l’uso del bite nello sport.

Cos’è un “bite”?

Contrariamente al paradenti, il bite costituisce, oltre che un dispositivo protettivo (non per i traumi ma per le parafunzioni), un vero e proprio presidio terapeutico.

Anche per questo tipo di strumento sono previste diverse tipologie di fattura. Mentre quelli standard (prodotto da banco) ricalcano a grandi linee il concetto di termoplasticità descritto in precedenza per il paradenti, le versioni su misura prevedono che vengano rilevate le impronte dentali, da cui si ricavano dei modelli in gesso. I modelli vengono montati in articolatore a valori medi sulla base dei riferimenti di relazione centrica rilevata (cera di centrica).

Anche il materiale di costruzione riveste un’importanza rilevante: nonostante possano essere usati diversi tipi di resina, il bite è concepito come “duro”. Il motivo è assai semplice: per sua natura il bite deve contrastare abitudini disfunzionali come il bruxismo ed il serramento e sono numerose le referenze bibliografiche in cui si dimostra come una superficie morbida accentui per lo meno il serramento. Essendo rigido il bite agisce stimolando il riflesso del “coltello a serramanico” ossia, istintivamente, il paziente che impatta durante la fase di chiusura della bocca su di una superficie dura, tende ad aprire come risposta protettiva.

Differentemente dal paradenti, il bite è sempre ad arcata singola (superiore o inferiore) senza che questo comporti diversità di risultati terapeutici. In linea generale possiamo dire che solitamente, eccetto per casi marcati di rapporti occlusali di Classe III, si tende a designare l’arcata superiore come quella destinata ad accogliere il bite: risulta infatti più comodo da gestire sia per il paziente che per il clinico un bite di questo tipo rispetto a quello inferiore.
La funzione del bite è quella di proteggere dalle parafunzioni e, al contempo, di agire a livello della muscolatura rilassandola e compiendo quello che può essere definito come un “reset neuromuscolare”.
Al fine di ottenere questo, il dispositivo, dopo la consegna, deve essere progressivamente controllato e regolato. Il principio cardine è quello di rilevare sul bite, tramite una cartina da masticazione, dei contatti occlusali stabili e delle guide di svincolo adeguate (guida canina e guida incisale) riproducendo l’occlusione funzionale nella quale si ha la massima stabilità articolare e la minima attività muscolare. Con il rilassamento muscolare la posizione della mandibola può subire dei piccoli spostamenti con comparsa di nuovi contatti non adeguati, di conseguenza diventa doveroso, ai controlli periodici, ristabilire di volta in volta i contatti impostati come corretti nell’appuntamento precedente. La procedura va ripetuta fintanto che la situazione occlusale resta costante ed immutata per almeno 3-4 mesi. Dopo questa fase terapeutica bisogna rivalutare il paziente e la sua occlusione e decidere eventualmente quale finalizzazione occlusale intraprendere.

Uso del bite nello sport

Le caratteristiche dei due dispositivi, spiegate in precedenza, rendono abbastanza intuitivo individuare il campo di azione di ciascuno di essi in relazione all’attività sportiva.
E’ possibile sostanzialmente attribuire al paradenti la sola funzione protettiva (per denti, gengive, labbra e articolazione temporo mandibolare) durante la pratica sportiva. Bemelmans, nel 2000, ha pubblicato uno studio intitolato “Incidence of dental, mouth, and jaw injuries and the efficacy of mouthguards in top ranking atlete” in cui si dimostra che l’utilizzo del paradenti di fatto porta quasi a zero l’incidenza di denti fratturati o avulsi durante la performance atletica. Per di più è stato dimostrato anche che il paradenti deve, per svolgere al meglio la propria funzione, essere assolutamente adattato e personalizzato (i dispositivi standard sono meno efficaci rispetto a quelli su misura). Questa è la conclusione dello studio di Tomonaka Takeda, del 2004, dal titolo “Are all mouthguards the same and safe to use? The influence of occlusal supporting mouthguards in decreasing bone distortion and fractures”
Differente e dibattuta è la questione dell’efficacia del bite nello sport: nella letteratura scientifica è possibile trovare diversi studi a riguardo e, anche se alcuni tendono a negare l’efficacia del bite nella performance sportiva, la linea generale è di attribuire al bite una funzione migliorativa in relazione alla stabilizzazione posturale e al riequilibrio muscolare.
Gangloff, nel 2000, pubblica una ricerca intitolata “Dental occlusion modifies gaze and posture stabilization in human subjects” in cui viene provato che una occlusione adeguata stabilizza la postura, ne consegue che una postura ottimale può solo che avere effetti benefici in termini prestazionali.
Un importante studio è quello di Vittorio D’Ermes, 2012, intitolato “Influence of occlusal splint on competitive athletes performances” in cui viene paragonata la performance sportiva tra nuotatori professionisti che indossano o non indossano splint occlusale. I risultati sono evidenti ed incoraggianti: l’uso del bite nello sport migliora la performance.

Quali conclusioni trarre?

L’uso del bite e del paradenti nello sport si sono dimostrati utili e funzionali per lo sportivo e ciascuno di essi esplica precise funzioni. Idealmente sarebbe ottimale avere un dispositivo che combini le caratteristiche dell’uno e dell’altro: questo significherebbe avere un unico dispositivo morbido nella parte vestibolare, e quindi in grado di assorbire gli impatti e le forze ridistribuendole e salvaguardando quindi le strutture anatomiche, e rigido come battuta per poter sfruttare i principi di stabilizzazione posturale. Purtroppo pare che la combinazioni di materiali così differenti tra loro in un unico apparecchio sia di difficile realizzazione e che la chimica non consenta la fabbricazione di un presidio del genere.
Potrebbe costituire soluzione al problema invitare gli sportivi a sottoporsi a “terapia occlusale” indossando il bite di notte mentre, durante l’attività sportiva, sarebbe opportuno orientarsi verso l’uso del paradenti. Ovviamente questo vale per gli sport di contatto mentre per quanto concerne sport non di contatto come il nuoto (vedi studio di D’Ermes) potrebbe essere una buona soluzione quella di affidarsi completamente al bite sia in fase notturna che durante la performance sportiva.

(Ha collaborato alla stesura dell’articolo il Dott. Carlo Conte)

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